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Le attività di I Care per una scienza senza vivisezione

Nel mondo moderno non è più possibile dividere gli ambiti di intervento in funzione della tipologia di vittima in quanto, ad esempio, una ricerca scientifica obsoleta danneggia i malati, gli animali da laboratorio ed i contribuenti.

Una alimentazione scorretta, sostenuta da finanziamenti pubblici e cattiva informazione privata, danneggia sia la salute dei cittadini nei paesi industrializzati sia le risorse naturali dei paesi del terzo mondo, gli ecosistemi e gli animali da zootecnia.

I-CARE NETWORK  è il primo network nazionale che si occupa di tutela dei più deboli in senso globale, in quanto ritiene che non si possa avere un progresso sociale e culturale che non inglobi al suo interno tutte le categorie in difficoltà, tutte le categorie di vittime indipendentemente dalla specie animale di appartenenza.

I-CARE NETWORK è stato creato dalla fusione di alcuni progetti pre-esistenti e si avvale della consulenza e collaborazione di vari specialisti.

L’Associazione I-CARE EUROPE ONLUS –  è stata operativa:

 

  • nella pianificazione, organizzazione e finanziamento dei progetti di riconversione dal modello animale alle tecnologie moderne senza uso di animali (progetto rIcerCARE);
  • nella consulenza scientifica e finanziamento del progetto Prima Causa di Morte, che analizza le problematiche scientifiche, sociali ed economiche delle scelte alimentari;
  • nel salvataggio di animali dai laboratori italiani di sperimentazione con sei salvataggi nel 2019 portando ad 20.236 il numero totale di animali salvati e riabilitati nei rifugi;
  • collaborando con le più importanti istituzioni internazionali per l’etichettatura di prodotti di origine animale classificandoli come dannosi per salute;
  • collaborando con istituzioni in Nord America per la stesura di linee guida sull’ambiente tenendo in considerazione l’inaccettabile impatto ambientale dei prodotti di origine animale;
  • organizzando protocolli di ricerca, workshop, master per la ricerca scientifica senza uso di animali con atenei italiani ed internazionali.

L’insieme di queste ricerche ci ha consentito di determinare che in tutti i campi della ricerca medica è possibile applicare i metodi tecnologici di nuova generazione, superando per performance la sperimentazione su animali.

Vari laboratori italiani hanno iniziato ricerche finanziate dal Network dismettendo l’uso di animali, tra cui:

  • modello di Sindrome di Rett che fa uso di materiale umano proveniente da pazienti e non da topi (Università di Trieste),
  • primo sistema multi-organo per valutare le risposte metaboliche umane (Università di Pavia),
  • sistema di valutazione della pericolosità delle nanoparticelle (Università di Verona),
  • corsi teorico-pratici sulle più avanzate e già disponibili metodologie di ricerca scientifica (Università di Genova),
  • Next-Generation In Vitro Testing Tools to Explore the Neuro-Immune Cross-talk Between Nervous and Cardiovascular Systems – Università degli Studi di Pavia e Istituto Auxologico Italiano.
  • Studio dell’effetto di nuovi inibitori di acetilazione su modelli cellulari di organo coltura in diverse condizioni metaboliche – Istituto di Biologia e Patologia Molecolari, CNR c/o La Sapienza Università di Roma.
  • Messa a punto di un sistema millifluidico modulare per lo studio dell’influenza del microambiente tumorale sulla progressione del carcinoma del colon-retto (CRC) – Università degli Studi di Trieste.
  • Spontaneous ultra-weak photon emission in human coronary artery smooth muscle cells (HCASMC) under physiological and hypoxic conditions – Università degli Studi di Pavia e Istituto Auxologico Italiano.
  • Strategia di “Reduction and Replacement” nelle patologie oftalmiche: sviluppo di un modello in vitro epicorneale umano 3D per la valutazione farmacologica dei farmaci antinfiammatori” – Università degli Studi di Pisa.

Questi risultati sono stati sanciti da un Workshop tenutosi a Pavia a cui hanno partecipato le Università do Pavia, la società IVTech, il Caat- Europe della Konstanz University, il CNR di Roma, l’Università di Verona, l’Università di Genova, oltre a I-CARE Europe Onlus.

Ogni ulteriore informazione sul sito www.ricer.care

 

killia

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